Tutti i numeri pubblicati. Ogni numero raccoglie i casi studio più rilevanti del periodo.
Sei casi, nessun pilota. Lo sport compra l'AI a livello di sistema e rinuncia a un prima con cui confrontare il dopo.
Scadenze normative, risultati misurati e un divario che si allarga nello sport.
Sei implementazioni che non parlano affatto ai tifosi. Una rete Wi-Fi che si ripara da sola, un'AI di scheduling che giudica dieci anni di calendari SEC e un motore di pricing che ricalcola il prezzo dei biglietti in tempo reale, tutte al lavoro nel layer operativo sotto le partite.
Cinque implementazioni che decidono come l'evento raggiunge chi lo guarda, dal sistema di Wimbledon che spiega quali punti hanno deciso una partita al modello del Tour de France che scrive per ogni spettatore una versione privata della corsa.
Otto implementazioni live o formalmente annunciate in sei settimane, mentre il Mondiale ha fatto girare simultaneamente via AI il proprio arbitraggio, l'analisi tecnica, le operazioni di comando e la rete di emergenza, senza che nessuna avesse pubblicato un protocollo di responsabilità.
Sette implementazioni che non supportano più le decisioni umane nello sport: le prendono direttamente, dalla zona di strike automatizzata nel baseball a una pipeline generativa che produce contenuti per bambini senza un autore dichiarato.
Cinque casi che segnano il passaggio dell'AI da tema di ricerca a livello operativo, dal paddock di una scuderia di Formula 1 all'app dove i tifosi comprano le scarpe da running, fino al VAR dei Mondiali.
Dieci implementazioni AI selezionate per profondità industriale e non per visibilità mediatica, lungo sei mesi di fan engagement, ticketing, gestione impianti, performance atletica e scouting.
Venti deployment pluriennali, dal 2018 al 2026, selezionati non per la data di uscita ma per la profondità della fonte: sono i casi a cui le uscite numerate tornano quando serve un punto di paragone.